(pensieri oziosi su parks and recreation)
Cose Per Cui Vale La Pena Non Suicidarsi Proprio Oggi, Pt 4
parks and recreation è una serie comica americana nata un paio di anni fa, sorta di spin-off di the office.lawrence: hey park lady! you suck!
leslie knope: hear that? he called me park lady.
parks and recreation, “canvassing” (1x02)
come per the office, in p&r è adottata la tecnica del mockumentary: camera a mano, sguardo in camera dei protagonisti, presenza costante dell’occhio di chi riprende.
non mi sono documentato, e probabilmente qualcuno l’avrà studiata, sta cosa, mi pare comunque che tale tecnica - e soprattutto il ricorso alle zoomate sul personaggio mentre questi pronuncia qualche frase poco felice - sono il corrispettivo della laugh track nelle sit-com più canoniche.
come in quel caso la risata registrata serve a lubrificare quella dello spettatore televisivo americano (senza non capisce che era una battuta? ma si sa che la risata è come la tosse e lo sbadiglio, crea proselitismo), qui mi sembra che il movimento di macchina (che stringe sul protagonista) serva a evidenziare, a puntare il dito, sia un messaggio al telespettatore che dice “ehi, guarda, te lo indico, stai attento che ora dice una stronzata di cui devi ridere”. tutto ciò in assenza appunto del laff box, che in un documentario o reportage mica ci puoi appiccicare la risata registrata.
a monte c’è la scelta dello stile finto-documentaristico, che tra l’altro cambia (o dipende da?) totalmente il tipo di comicità.
queste mock-doc-com (?!?) funzionano tutte sullo stesso schema (penso ai the office inglese e americano e a p&r; ce ne sono altre?): i personaggi sono emeriti idioti, e noi ridiamo di essi in presa diretta, mentre fanno/dicono/pensano le loro stronzate.
il bersaglio è diretto - e il cameraman lo punta senza scampo.
nella sit-com canonica, invece, solitamente noi ridiamo con i personaggi, ridiamo di qualche loro battuta (pur sempre a discapito di qualcuno) e della loro arguzia (si pensi a jerry seinfeld giù giù fino a chandler difriends).
c’è dietro qualche motivazione sociologica? si può far qualche lettura antropologico-sociale-politica di questa nuova tendenza? che ne so io, non ho mica fatto il dams!